Alba – Teofilo Otoni, nel segno della continuità

Lucia e Giovanni raccontano la visita ad Alba della famiglia Lemes, da Teofilo Otoni, Brasile. Qui hanno operato fin dal 1964 i missionari albesi e lasciato semi di speranza e Vangelo: una fede “libertadora”, “compromessa” con i poveri, desiderosa di cambiare una realtà sociale di ingiustizie e disuguaglianze.  

Un inaspettato dono, lunedì 26 gennaio, la visita al Centro Missionario di Alba di un nucleo familiare con due bimbi di pochi anni di Teofilo Otoni (Brasile), dove sin dal 1964 hanno operato i missionari albesi. Preti, suore Luigine e laici della diocesi di Alba che hanno offerto un pezzo della loro vita per rendere la Chiesa brasiliana testimone di giustizia e libertà evangelica, sostenendo la crescita sociale, politica e culturale di quella città. Alcu   ni di loro, tra cui don Tibaldi, Don Lisa e Don Burzio, oggi riposano nel cimitero “dei poveri” di Teofilo Otoni.

Un periodo che abbiamo ricordato insieme ai nostri amici attraverso le tre generazioni della famiglia “Lemes” in un incontro iniziato il mattino con una rappresentanza del Centro Missionario e conclusosi la sera con la presenza del nostro Vescovo Marco.

Non solo un incontro ma, da parte di essi, la curiosità di conoscere e “vedere” la realtà albese con i propri occhi. Occhi stupiti nel visitare il Centro storico di Alba con la sua storia e la Cattedrale; essere accompagnati sulle “strade delle Langhe” passando dal Castello di Grinzane Cavour sino ad una visita in una cantina in mezzo ai vigneti della così detta “Conca d’oro”, interessatissimi alle realtà enogastronomiche del territorio. Infine a La Morra presso il “pensionato” dalle Suore Luigine per incontrare suor Candida e Beatrice che hanno operato a Teofilo Otoni e sostenuto le loro consorelle. Questo anche grazie alla disponibilità di Massimo Martino e Tiziana Bonasso, coppia di missionari laici che partirono e lavorarono nella stessa città negli anni ’90.

Una giornata all’insegna della “saudade” (nostalgia) brasiliana espressa dalle lacrime copiose di Palmo, 71 anni, collaboratore per anni del progetto APJ: “Pe Giovanni (Lisa) per me è stato tutto. Non riesco a parlare….più di un papà” continuava a ripetere. Una nostalgia che è anche “storia” nel ripercorrere le tappe del lavoro missionario per educare ad una fede “libertadora”, “compromessa” con i poveri, desiderosa di cambiare una realtà sociale di ingiustizie e disuguaglianze. La costruzione del quartiere di Vila Esperança e Taquara per fornire abitazione decenti a chi abitava nelle “favelas”, l’educazione delle nuove generazioni nell’APJ (Apprendere Produrre Insieme), la formazione degli animatori delle “Comunità ecclesiali di Base”, la costruzione di centri comunitari e chiese, il sostegno ai “senza terra”, per citarne alcuni.

Ma anche una giornata di testimonianza. I nostri ospiti ci hanno raccontato la realtà di una città che conta ormai 160 mila abitanti. Una realtà cresciuta grazie all’impegno di tante persone formate dal lavoro pastorale dei missionari albesi. Come non raccogliere la testimonianza di Ana, ministra dell’eucarestia nella sua parrocchia di periferia, a contatto con le persone anziane, spesso con problemi di autosufficienza e salute? Il lavoro di Sonia educatrice per 17 anni presso la “Casa Nazaret” di Vila Esperança e Taquara nella prevenzione al disagio minorile. Il viaggio in Italia, insieme al marito Sergio, ha avuto origine dalla necessità di confrontarsi con gli amici torinesi dell’associazione “Uai Brasil” che da 30 anni sostiene il progetto. Fabio, insegnante di università e direttore della clinica “Filadelfia”, con l’entusiasmo ed un sorriso contagioso, parla della sua formazione con i “padres” italiani, la frequenza all’ APJ, il lavoro pastorale nella liturgia, l’impegno politico come assessore da circa 10 anni. Specializzatosi in salute, ha contribuito ad organizzare l’ospedale come una fondazione senza fine di lucro che conta oggi 300 “funcionarios”. In convenzione con il sistema sanitario pubblico offre ricoveri e prestazioni gratuite alla gente. La moglie  Patrìcia, psicologa, impegnata per anni con l’etnia india del territorio (Maçacalìs).

Testimonianze che ci hanno riempito il cuore di gratitudine per “Vangelo dei poveri” e della “libertaçao” che ha trasformato culturalmente e socialmente la comunità di Teofilo Otoni. Una gioia che ha contagiato Il nostro Vescovo, don Agostino ( prete “fidei donum” per 20 anni a Teofilo Otoni), Don Gino (ex direttore del Centro Missionario) e altri presenti.

I calorosi saluti “brasiliani” alla partenza per Torino, sono stati anche un arrivederci per una prossima visita da parte dei direttori del CMD di Alba, Patrizia e Michael, che con altre persone potranno gettare le basi di una seconda generazione di missionari “fidei donum” nel segno della “reciprocità”. Un seme di fraternità evangelica gettato con speranza proprio lunedì 26 gennaio 2026.

Lucia e Giovanni (Cioffi)