Il venerabile Monsignor Oreste Marengo è stato un uomo di Dio, un camminatore di Dio tra le popolazioni dell’Assam, nel Nord Est dell’India, è in corso la Causa di Beatificazione, portata avanti dal Postulatore della Famiglia Salesiana, con il supporto delle Diocesi di Tura (dove si trovano le sue spoglie mortali) e di Alba, in particolare la comunità cristiana del paese natale, Diano d’Alba. Il 24 ottobre 2026 Papa Leone XIV ne ha riconosciuto le virtù eroiche e la venerabilità.
La pagina sul sito dei Salesiani di Cuneo
La cappella a lui dedicata a Tura, India
La passeggiata nei luoghi nativi a Diano d’Alba
Giunto in India nel 1923, ancora giovane novizio, corona la sua formazione salesiana con ordinazione sacerdotale il 3 aprile 1932, inizia il suo apostolato come Missionario itinerante tra le varie tribù. Quindi, nonostante la giovane età, è Direttore della scuola Don Bosco di Gauhati, Maestro dei novizi e Direttore della casa di formazione di Sonada. Ordinato Vescovo il 27 dicembre 1951 nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, è il primo pastore pioniere delle Diocesi di Dibrugarh, Tezpur, Tura. È stato un grande testimone e comunicatore del Vangelo con la mitezza e l’umiltà, la carità e il sacrificio di sé, con la disponibilità e la presenza costante tra la gente, di cui aveva appreso la lingua (ne parlava circa 26!).
Era originario delle colline delle langhe, di Diano d’Alba, nella provincia di Cuneo, da cui sono partiti decine di Missionari di Don Bosco verso tutti i continenti. Accanto al vangelo di Gesù Cristo, al carisma e alla spiritualità di Don Bosco, Mons. Marengo porta anche i valori umani, culturali e spirituali della Granda e delle Langhe.Monsignor Oreste è originario di Diano d’Alba e ha maturato la sua vocazione missionaria in parrocchia con l’allora don Giuseppe Falletti e a solo 17 anni ha iniziato il suo cammino salesiano e missionario.
La comunità della parrocchia san Giovanni Battista in Diano d’Alba custodisce con cura la testimonianza della profonda fede delle famiglie, capaci di accogliere e fare crescere la vita cristiana. Sente anche il compito di mantenere vivo lo spirito che ha animato la famiglia Marengo rendendola generosa e disponibile nella missione. La comunità parrocchiale di Diano d’Alba, insieme alle parrocchie di Montelupo Albese e Rodello con cui è legata in unità pastorale e con il sostegno dell’associazione odv “San Giovanni Battista”, hanno deciso di valorizzare in particolare due importanti ricorrenze: l’anniversario della nascita e quello dell’ordinazione episcopale di Mons.Marengo.
«La proclamazione a venerabile del vescovo Oreste Marengo da parte del santo padre è motivo di profondo orgoglio e onore per le Garo Hills e per l’intero Nord-est. Missionario salesiano di origine italiana, il vescovo Marengo ha dedicato oltre cinquant’anni della sua vita al servizio delle popolazioni del Nord-est dell’India, con un impegno particolare e costante verso la comunità Garo. La sua esistenza è stata una testimonianza di fede, compassione e servizio disinteressato. È rimasto devoto alla gente delle Garo Hills fino alla sua scomparsa a Tura, dove è stato sepolto. La sua vita rispecchia il contributo inestimabile offerto dai missionari in tutta l’India nei campi dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria e dello sviluppo comunitario. La sua eredità duratura continuerà a ispirare le generazioni future. Un riconoscimento più che meritato per una vita consacrata a Dio e all’umanità».
Conrad K. Sangma, capo del Governo dello Stato del Meghalaya
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Per la Famiglia Salesiana, la venerabilità di Mons. Oreste Marengo è un invito a riscoprire una vocazione missionaria vissuta fino alla fine, nella vicinanza alle persone e nella fedeltà al carisma di Don Bosco.
Da Salecuneo.it
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LA VITA DI MONS. ORESTE, SEMPRE IN CAMMINO
Oreste Marengo nacque il 29 agosto 1906 a Diano d’Alba da una famiglia contadina. La vocazione nasce e si sviluppa nella sua famiglia, nella frazione “Le Cecche” dalla mamma, devota all’Ausiliatrice e il papà Lorenzo. Fra i suoi cinque fratelli don Giuseppe è stato parroco ad Albaretto della Torre e Agnese suora consacrata presso le suore di Santa Giovanna Antida Thouret.
Frequentando la chiesa del paese – il cui parroco, don Giuseppe Falletti, era stato amico e ammiratore di San Giovanni Bosco – e studiando nella scuola condotta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, il piccolo Oreste ebbe contatto con la variegata realtà salesiana, che approfondì ulteriormente quando da tredicenne si trasferì a Torino-Valdocco, al liceo salesiano, incontrandovi i salesiani della prima generazione.
Iniziato nel 1923 il noviziato a Foglizzo, nel dicembre dello stesso anno partì con alcuni compagni per l’Assam, nel Nord-Est dell’India, dove compì la formazione spirituale e intellettuale, emettendo il 21 gennaio 1925 i voti semplici e il 21 gennaio 1928 quelli perpetui.
Mentre faceva esperienza pastorale a fianco del suo confratello Costantino Vendrame, oggi Servo di Dio, il 24 febbraio 1932 ricevette il diaconato, e il 2 aprile dello stesso anno il presbiterato. Impegnato senza risparmiarsi nell’attività della prima evangelizzazione, nel 1936, a soli 4 anni dall’ordinazione sacerdotale, divenne Maestro dei novizi e nel 1940, Direttore dello studentato filosofico della Missione.
Nel 1951, eretta dalla Santa Sede la nuova diocesi di Dibrugarh, nello Stato di Manipur, ne venne nominato primo Vescovo. Dopo 28 anni, tornò per la prima volta in Italia e il 27 dicembre 1951 ricevette nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino la consacrazione episcopale. Nel 1962 fece ritorno in Italia per la seconda volta, per partecipare alla prima sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II.
Fu Vescovo di Dibrugarh fino al 1964, anno in cui la Santa Sede lo nominò ordinario della nuova diocesi di Tezpur, nello Stato di Assam, di cui pose le fondamenta, e nel 1969 consegnò il suo governo ad un nuovo vescovo indiano, date le direttive postconciliari invitanti alla nomina di vescovi autoctoni. Al tempo stesso, per tre anni aiutò il nuovo vescovo nella pastorale, servendo generosamente i fedeli. Nel 1964 è anche nominato amministratore apostolico a Tura. Apre diversi centri missionari e sostiene la popolazione nella guerra India-Pakistan: nei campi profughi 9 milioni di rifugiati.
Nel 1972 la Santa Sede gli affidò la cura dell’organizzazione di una nuova diocesi, quella di Tura, nello stato del Meghalaya, confinante con l’Assam. Vi arrivò il 22 luglio 1972 e svolse il suo ministero quale Amministratore Apostolico fino al 2 gennaio 1978, quando, ormai 72enne, si dimise dall’amministrazione della diocesi, rimanendovi però, finché le forze glielo permisero, come missionario molto impegnato nella pastorale.
Per volere dei superiori, nel 1992 si stabilì presso il “Bosco Mount”, sede del noviziato salesiano a Tura, per essere per i novizi indigeni quello che furono per lui, in Italia, soprattutto a Valdocco, i salesiani primi discepoli di Don Bosco. Dal 1993 cominciò ad avere problemi di salute e varie volte venne ricoverato in ospedale: dovette subire un’operazione di ernia, soffrì di diabete e flebite, ebbe problemi respiratori e gastrici. Morirà il 30 luglio 1998 circondato dall’affetto della gente: alle esequie migliaia di persone, 150 preti e 250 suore.
«Vai a dormire con le capre. Questo è il letto dell’orso» – A Valdocco il giovane Marengo ha come insegnante don Stefano Ferrando e lo segue in India. Impara le lingue, gira i villaggi, anima gli oratori, porta il Vangelo, conquista la simpatia del popolo perché è uomo di preghiera, affabile e accogliente. Raggiunge la vallata del Brahmaputra (28 mila chilometri quadrati), con tribù sparse in villaggi distanti 15-20 chilometri. Si sposta a piedi, raramente su un carro trainato da buoi o da bufali. In ogni villaggio costruisce una cappella in bambù e nomina un catechista. Una notte, accompagnato da un ragazzetto, «ci trovammo smarriti e inzuppati in piena foresta». Distrutto dalla stanchezza sta per andare a dormire in un bugigattolo, ma lo bloccano: «È pericoloso, quando piove e fa freddo ci dorme un grosso orso». Si accampa tra le capre in una capanna. Al risveglio constata le impronte inconfondibili dell’orso che aveva dormito al posto suo: «Per visitare un villaggio dovevo fare una notte in treno, una giornata di battello sul fiume, tutto il giorno su un battello più piccolo, quattro ore di corriera e 12 chilometri a piedi. Mi sono imbattuto in animali pericolosi: elefanti, tigri, leopardi, orsi, serpenti, cobra e pitoni, ma nessuno è più avido di zanzare, cimici e sanguisughe». Attraversa torrenti impetuosi e inestricabili foreste, scala alte montagne. Marengo è un missionario “sempre in cammino”.
(da: ANS – Città del Vaticano, vocetempo.it )






